ospitalitaamiataIl viaggio di Pio II sul Monte Amiata finì quando scoppiò la peste ad Abbadia San Salvatore e il corteo dovette dirigersi in gran fretta a Pienza. Tuttavia – ed è una bella nota di commiato, che ci riporta allo spirito rurale del nostro territorio – il pontefice non mancò di segnare un piccolo aneddoto che gli era capitato di ritorno da Santa Fiora ad Abbadia.

Tornando il Pontefice e passando tra gli armenti che pascolavano nei prati, un pastore che mai prima aveva visto il Papa rimase per un momento estatico ad ammirare le vesti dei cardinali e gli ornamenti dei porporati; e un attimo incerto chi fosse il Sommo Pontefice a cui mostrare la propria venerazione. Vista finalmente l’aurea sedia, portata a spalla d’uomo e circondata dai cavalieri, decise di onorare colui che vi era seduto e, munta una vacca che aveva vicino, riempì di latte una sua ciotola nella quale soleva mangiare e bere lui stesso, e l’offrì lieto al Pontefice, che supponeva dovesse aver sete in quel giorno di tanta calura. Al Pontefice venne in mente quel povero che al passaggio di Artaserse, re di Persia, offrì al sovrano l’acqua raccolta nel cavo delle sue mani; sorrise e non sdegnò di avvicinare alle labbra la tazza nera e unta, in atteggiamento di bere; la passò ai cardinali perché ne gustassero, per mostrare di gradire lo spontaneo omaggio dell’umile e devoto uomo di campagna che aveva offerto quello che era la sua ricchezza più cara; apprezzò l’animo generose, che, se le avesse avute, avrebbe senza dubbio offerto cose migliori.

L’atteggiamento dell’Amiatino nei confronti dell’ospite non è oggi diverso da quello del pastore amiatino del Quattrocento incontrato da Enea Silvio Piccolomini nell’estate del 1462. Nella pace incontrastata dei nostri campi, tra le pecore che ancora brucano l’Amiata, chi si sofferma ad ascoltare il fruscio degli alberi e il silenzio della campagna incontrerà di certo qualcuno dei contadini e dei pastori che ancora esistono, o magari il proprietario di un’azienda agricola, che non mancherà, orgoglioso, di offrire in assaggio i prodotti del suo lavoro.
Pio II sarebbe morto due anni dopo il suo soggiorno all’abbazia del San Salvatore e, nel tentativo di salvare la propria salute, avrebbe fatto ricorso alle acque di Bagni di Petriolo, la sua stazione termale preferita: un ritorno alle acque che tanto aveva amato.