{"id":78,"date":"2010-06-23T12:42:45","date_gmt":"2010-06-23T10:42:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terre-di-toscana.com\/?p=78"},"modified":"2010-06-23T12:42:45","modified_gmt":"2010-06-23T10:42:45","slug":"storia-e-cultura-piancastagnaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/storia-e-cultura-piancastagnaio\/","title":{"rendered":"Storia e cultura"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-156\" title=\"Libro antico\" src=\"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/Libro-antico-280x300.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/Libro-antico-280x300.jpg 280w, https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/Libro-antico.jpg 603w\" sizes=\"(max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/>A lungo possedimento dei conti Aldobrandeschi, il territorio di Piancastagnaio fu conteso per tutto il Medioevo dai monaci della vicina abbazia del San Salvatore e dai Visconti di Campiglia; pi\u00f9 tardi fu oggetto di dispute tra Siena e Orvieto e infine tra Siena e gli eredi degli Aldobrandeschi, gli Orsini di Pitigliano. Divenuto possesso di Siena nel 1415, il castello fu annesso al capitanato di Radicofani, per divenire feudo granducale nel 1600 e, dopo le riforme leopoldine, capoluogo della comunit\u00e0 di Piancastagnaio.<\/p>\n<p>Circondato da meravigliosi castagneti, il paese ha una forma circolare che un tempo era segnata da una possente cinta muraria, su cui svettava la bellissima rocca aldobrandesca, tuttora intatta e conservata con accurate opere di restauro, che controllava l\u2019entrata principale alla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il granduca Ferdinando I concesse il territorio in feudo al marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte Santa Maria nel 1601, che fece costruire il magnifico palazzo barocco attualmente in ristrutturazione. Giovanni Battista era un soldato: dopo esser stato a lungo al servizio dell\u2019imperatore Carlo V, aveva militato alle dipendenze della Repubblica di Venezia come capitano generale della fanteria (il che spiega il leone di San Marco svettante sull\u2019entrata del suo palazzo). Il marchese aveva gi\u00e0 investito parte dei suoi proventi di condottiero sull\u2019Amiata, acquistando il castello di Potentino e la tenuta di Castelvecchio a Contignano. Intorno al suo maestoso palazzo pianese, da vero monarca assoluto, fece costruire un enorme parco con viali, statue, nicchie, fontane, giochi d\u2019acqua e peschiere, alcune delle quali sono tuttora visitabili e costituiscono un bel luogo per la pesca alla trota.<\/p>\n<p>Il paese di Piancastagnaio spicca come uno dei borghi pi\u00f9 belli dell\u2019Amiata, recentemente ristrutturato, accogliente e piacevole per trascorrervi le vacanze. La simpatia degli abitanti \u00e8 una carta in pi\u00f9 per i turisti, che qui possono trovare ancora molti personaggi tipici di un tempo che fu.<br \/>\nBellissima la piazzetta centrale, Piazza dell\u2019Orologio, dove si trovano l\u2019antico palazzo comunale, il Palazzo del Podest\u00e0 e la Loggia della Mercanzia, sulla quale venne innalzata nel 1533 la Torre dell\u2019Orologio. Al centro della piazza si trovava la Colonna Infame di manzoniana memoria, simbolo del potere senese, adagiata sin dal 1803 sul lato opposto al Palazzo del Podest\u00e0. Bellissima si erge su un\u2019alta scalinata che affaccia sulla piazza la chiesa di origini romaniche di Santa Maria Cuntaria che deriva il nome dal latino saxa cuntaria, sassi instabili. Ricca di opere interessanti, la chiesa vale la pena di una visita.<br \/>\nSu un lato della piazza principale si apre il ghetto ebraico: rimangono lungo l\u2019attuale via Umberto soltanto i resti dell\u2019antica sinagoga e di una scuola ebraica; ma la cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che il ghetto non aveva porte che si chiudessero a un orario determinato. La presenza ebraica in Piancastagnaio \u2013 come risulta da un recente libro di Angelo Biondi \u2013 \u00e8 testimoniata sin dal XIV secolo, ma fu sotto il marchesato di Bourbon del Monte che le porte della cittadina si aprirono ai banchieri ebrei e una piccola comunit\u00e0 si form\u00f2, qui come in altri paesi dell\u2019Amiata. Un percorso ebraico a Piancastagnaio conduce il visitatore ad ammirare anche quel che resta del cosiddetto Bagno degli Ebrei, una fontana sacra nel bosco che forse serviva per le abluzioni prima di entrare in sinagoga.<\/p>\n<p>Affascinante anche la storia del Piatto delle Streghe, un enorme conca di peperino che fu probabilmente un ornamento dei giardini del marchese, ma che la leggenda vuole servisse alle streghe per servirci sopra macabri piatti, o semplicemente maccheroni, polli arrosto, castagne e marroni.<br \/>\nAnche la leggenda delle streghe pianesi \u00e8 legata in parte alla presenza ebraica, perch\u00e9 la storia di Ferro che recupera il suo bambino rapito dalle streghe che se ne volevano nutrire, si conclude con la salvezza del piccolo al Bagno degli Ebrei e con il gesto di Ferro (un segno della croce) che scongiura l\u2019assalto delle donne malvage. Tuttavia, per questa vicenda antisemita se ne presentano in Piancastagnaio altre di tutt\u2019altro genere che testimoniano una felice convivenza in paese tra ebrei e gentili: il fatto stesso che non esistessero porte del ghetto \u00e8 una testimonianza importante, anche se casi come quello dell\u2019Ebreina (una piccola che avrebbe deciso di convertirsi al cattolicesimo per sfuggire all\u2019influenza dei genitori, creando nel 1673 un vero casus belli che coinvolse tutta la popolazione), raccontato da Giacomo Barzellotti nel suo libro sul Monte Amiata e il suo profeta, sono indice dei possibili contrasti causati all\u2019epoca da confessioni diverse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A lungo possedimento dei conti Aldobrandeschi, il territorio di Piancastagnaio fu conteso per tutto il Medioevo dai monaci della vicina abbazia del San Salvatore e dai Visconti di Campiglia; pi\u00f9 tardi fu oggetto di dispute tra Siena e Orvieto e infine tra Siena e gli eredi degli Aldobrandeschi, gli Orsini di Pitigliano. 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