{"id":5696,"date":"2018-01-26T12:07:24","date_gmt":"2018-01-26T11:07:24","guid":{"rendered":"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/?p=5696"},"modified":"2018-02-28T17:14:38","modified_gmt":"2018-02-28T16:14:38","slug":"la-riserva-naturale-del-pigelleto-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/la-riserva-naturale-del-pigelleto-2\/","title":{"rendered":"La Riserva Naturale del Pigelleto"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]La Riserva Naturale del Pigelleto si sviluppa su un territorio di 862 ettari tra le province di Siena e Grosseto. Si estende nel comune di Piancastagnaio, sul versante sud orientale del Monte Amiata. Istituita nel 1996, l\u2019area era uno dei principali siti minerari di mercurio del Monte Amiata: all\u2019interno della riserva si trovano ancora, inattive, due miniere. L\u2019area protetta comprende una serie di rilievi a morfologia dolce, con l\u2019altitudine maggiore raggiunta da Poggio Pampagliano (969m) che collega il Monte Amiata (1738m), situato a nord, con il Monte Civitella (1107m) in territorio grossetano. I torrenti Senna e Siele delimitano la riserva rispettivamente a nord e a sud. La riserva \u00e8 nata con lo scopo principale di conservare la popolazione relitta di Abete Bianco, localmente chiamato \u201cPigello\u201d, che qui cresce spontaneo come imponente testimone dell\u2019ultimo periodo glaciale, terminato circa 10000 anni fa. Il sito \u00e8 infatti riconosciuto di importanza comunitaria (SIC), con zone di protezione speciale (ZPS) individuate dagli interventi comunitari facenti parte della Rete Natura 2000. Oltre alla ricettivit\u00e0 del centro \u00e8 possibile scoprire la ricchezza faunistica e della vegetazione inoltrandosi attraverso vari sentieri e percorsi didattici nel bosco. Se desiderate tenervi aggiornati sulle proposte e le iniziative organizzate nella riserva, iscrivetevi alla newsletter per ricevere le informazioni periodiche.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;]<style type=\"text\/css\" data-type=\"the7_shortcodes-inline-css\">.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-09e3fb90a2bcef475a06684e267a4e90.enable-bg-rollover .rollover i,\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-09e3fb90a2bcef475a06684e267a4e90.enable-bg-rollover .rollover-video i {\n  background: ;\n  background: -webkit-linear-gradient();\n  background: linear-gradient();\n}\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-09e3fb90a2bcef475a06684e267a4e90 .rollover-icon {\n  font-size: 32px;\n  color: #ffffff;\n  min-width: 44px;\n  min-height: 44px;\n  line-height: 44px;\n  border-radius: 100px;\n  border-style: solid;\n  border-width: 0px;\n}\n.dt-icon-bg-on.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-09e3fb90a2bcef475a06684e267a4e90 .rollover-icon {\n  background: rgba(255,255,255,0.3);\n  -webkit-box-shadow: none;\n  box-shadow: none;\n}\n<\/style><div class=\"shortcode-single-image-wrap shortcode-single-image-09e3fb90a2bcef475a06684e267a4e90 alignnone  enable-bg-rollover dt-icon-bg-off\" style=\"margin-top:0px; margin-bottom:0px; margin-left:0px; margin-right:0px; width:500px;\"><div class=\"shortcode-single-image\"><div class=\"fancy-media-wrap\" style=\"\"><a class=\"layzr-bg rollover rollover-zoom dt-pswp-item pswp-image\" href=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/CV.Pigelleto.Bosco-800.jpg\" title=\"CV.Pigelleto.Bosco-800\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"800\" data-large_image_height = \"600\"  style=\"\"><img class=\"preload-me lazy-load aspect\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D&#39;http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg&#39;%20viewBox%3D&#39;0%200%20500%20375&#39;%2F%3E\" data-src=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/CV.Pigelleto.Bosco-800-500x375.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/CV.Pigelleto.Bosco-800-500x375.jpg 500w, https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/CV.Pigelleto.Bosco-800.jpg 800w\" loading=\"eager\" style=\"--ratio: 500 \/ 375\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" width=\"500\" height=\"375\"  data-dt-location=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/la-riserva-naturale-del-pigelleto-2\/cv-pigelleto-bosco-800\/\" alt=\"\" \/><\/a><\/div><\/div><\/div>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"dt-fancy-separator title-left h3-size\" style=\"width: 100%;\"><div class=\"dt-fancy-title\"><span class=\"separator-holder separator-left\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span>Il Territorio<span class=\"separator-holder separator-right\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span><\/div><\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row title=&#8221;Come prepararsi&#8221; title_align=&#8221;left&#8221; title_size=&#8221;h3&#8243; title_color=&#8221;default&#8221; separator_style=&#8221;&#8221; el_width=&#8221;100&#8243; title_bg=&#8221;disabled&#8221; separator_color=&#8221;custom&#8221; custom_separator_color=&#8221;#ffa700&#8243; custom_title_color=&#8221;&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text]La Riserva Naturale Pigelleto, collocata a sud di Piancastagnaio, al confine con la provincia di Grosseto, si inserisce sui rilievi che congiungono il cono vulcanico del Monte Amiata con il Monte Civitella presso Castell\u2019Azzara.<\/p>\n<p>La Riserva protegge un eterogeneo comprensorio boscato, ricco di specie vegetali, tra le quali assume un particolare rilievo la presenza dell\u2019abete bianco come specie spontanea. Pigello \u00e8 infatti il nome locale dell\u2019abete bianco e Pigelleto \u00e8 il toponimo con cui nei documenti storici, a partire dal Settecento, viene indicata quella che precedentemente era la Selva Aspretuli. Le testimonianze storiche relative alla presenza dell\u2019abete bianco in questo territorio si spingono indietro. Titio Livio scrive di boschi di abete che arrivavano nella piana grossetana, presso Roselle, sfruttati dai Romani per la fabbricazione delle loro navi.<\/p>\n<p>L\u2019abetina del Pigelleto sub\u00ec un grave colpo nel corso della prima guerra mondiale, quando numerosi tagli ne diminuirono l\u2019estensione originaria, portandola ad una decina di ettari negli anni \u201930.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text]La storia del bosco del Pigelleto, come di tutto il territorio amiatino, \u00e8 stata fortemente segnata, almeno negli ultimi due secoli, dalla presenza dei giacimenti di cinabro. Questo importante minerale, fonte primaria per l\u2019estrazione del mercurio metallico, fece del comprensorio del Monte Amiata uno dei protagonisti del mercato mondiale del mercurio, secondo solo ai ricchissimi giacimenti di Almaden in Spagna. I tre cantieri minerari, oggi abbandonati (Abetina, Siele-Carpine e Solforate) ebbero la loro sede amministrativa negli edifici della localit\u00e0 La Direzione, divenuti oggi Centro Visite e foresteria dell\u2019area protetta.Le rocce della Riserva appartengono principalmente alla Formazione di S. Fiora (Cretaceo inferiore-Eocene medio-superiore, 140-40 milioni di anni fa), costituita da rocce sedimentarie di varia granulometria e composizione, quali arginiti, calcareniti, arenarie e calcari, che si alternano in sequenze.All\u2019interno della Formazione di S. Fiora assume notevole importanza, per l\u2019estensione degli affioramenti, il Membro delle Arenarie di Monte Rufeno (conosciuto anche come arenaria Pietraforte), una roccia sedimentaria particolarmente resistente che costituisce l\u2019ossatura dei principali rilievi della Riserva.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text]La parte nord-occidentale della Riserva \u00e8 costituita dalla Formazione delle Argille con calcari Palombini (Cretaceo inferiore, 140-100 milioni di anni fa), formata da argille grigie che si sfaldano in piccole scagliette, dando spesso luogo, nei versanti pi\u00f9 acclivi, a grandi accumuli. Le Argille con calcari Palombini si depositarono durante le prime fasi di chiusura dell\u2019Oceano Ligure-Piemontese.<\/p>\n<p>Dopo la messa in posto di queste rocce in seguito all\u2019orogenesi appenninica, ebbe luogo l\u2019attivit\u00e0 magmatica del Monte Amiata (tra 287.000 e 300.000 anni fa) a cui sono legate, secondo le ipotesi pi\u00f9 accreditate, le mineralizzazioni a cinabro. Le mineralizzazioni del Siele-Carpine e delle Solforate, situate in corrispondenza degli omonimi torrenti, erano probabilmente conosciute e sfruttate gi\u00e0 all\u2019epoca preistorica (come risulterebbe da alcuni utensili in pietra trovati nel corso delle lavorazioni sotterranee successive), e sicuramente in et\u00e0 etrusca, quando venivano coltivate le manifestazioni superficiali della mineralizzazione. Gli Etruschi utilizzavano il cinabro tale e quale, senza ricavarne cio\u00e8 mercurio metallico, come colorante (minio o vermiglione di mercurio) e come cosmetico.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"dt-fancy-separator title-left h3-size\" style=\"width: 100%;\"><div class=\"dt-fancy-title\"><span class=\"separator-holder separator-left\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span>La Vegetazione<span class=\"separator-holder separator-right\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span><\/div><\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]La caratteristica principale della vegetazione del Pigelleto \u00e8 senza dubbio la presenza spontanea dell\u2019abete bianco, caso rarissimo in tutto l\u2019Appennino e quasi unico a queste altitudini. Oltre a poche e limitate aree dell\u2019Appennino, alcuni residui delle pi\u00f9 estese popolazioni passate di abete bianco sono rimasti solo intorno al Monte Amiata, a quote insolitamente basse (tra 600 e 900 metri), e pi\u00f9 precisamente nel bosco del Pigelleto e, con abetine di minore estensione, nei boschi del vicino Convento della SS. Trinit\u00e0, presso S. Fiora, e al Vivo d\u2019Orcia. Al Pigelleto l\u2019abete bianco si inserisce all\u2019interno di un bosco di caducifoglie che stupisce per la variet\u00e0 delle specie arboree che ospita.<\/p>\n<p>A queste altitudini, basse rispetto alle quote a cui cresce negli Appennini, l\u2019abete bianco ha trovato un ambiente favorevole nei versanti esposti a nord e riparati dai venti marini, con clima sufficientemente fresco e umido ma al di sotto della zona di concorrenza del faggio, che ha il suo massimo sviluppo a quote maggiori. Nella Riserva l\u2019abete bianco si associa a specie arboree diverse, a seconda delle condizioni climatiche locali, fino a costituire boschi di ridotte dimensioni in cui \u00e8 la specie dominante. Nelle zone pi\u00f9 fresche e umide, tipiche per esempio dei pendii rivolti a nord del crinale Poggio Pampagliano-La Roccaccia, l\u2019abete \u00e8 misto al faggio, al cerro, al carpino bianco, al carpino nero e a diverse specie di aceri, fra cui sono abbondanti l\u2019acero montano e l\u2019acero opalo. Caratteristica distintiva di tutte le specie di aceri, oltre alla tipica foglia palmata, \u00e8 il frutto alato, dal difficile nome di schizocarpo; si tratta di una capsula fornita di due alette funzionanti da eliche che permettono all\u2019acero di disperdere meglio i propri semi grazie al vento.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]L\u2019olmo montano \u00e8 un\u2019altra specie arborea presente al Pigelleto, anche se meno frequente. Sporadicamente compare il maggiociondolo. Anche il tasso fa la sua comparsa sporadica nel bosco del Pigelleto. Altra specie degna di nota \u00e8 la bella donna, un arbusto della famiglia delle Solanacee divenuto ormai rarissimo a causa dell\u2019intensa raccolta che se ne faceva a scopo medicinale; nello stesso ambiente vegeta il pi\u00f9 comune sambuco, riconoscibile in primavera per le larghe e piatte infiorescenze bianche. In inverno si distinguono i solitari cespugli sempreverdi della laureola. Ad essa si aggiungono l\u2019agrifoglio e i giovani alberelli di abete bianco, che ne testimoniano la rinnovazione naturale. In primavera il sottobosco si popola dei fiori di numerosissime specie; fra i ciclamini, le anemoni, le epatiche e le viole risaltano i grandi fiori arancioni del giglio rosso, una specie divenuta rara proprio a causa della sua bellezza. Sono molte anche le orchidee selvatiche, nei punti pi\u00f9 ombrosi presenti con specie tipiche delle faggete, come Neottia nidus-avis, priva di foglie verdi, capace grazie ad una simbiosi con un fungo di trarre nutrimento dalla lettiera di foglie in decomposizione, e Epipactis helleborine , dalle larghe foglie basali. Le lunghe foglie dentellate della dentaria minore e della dentaria pennata, piante tipiche delle faggete, spuntano alla fine dell\u2019inverno; appartiene allo stesso genere la dentaria di Kitaibel, una specie molto rara in Italia, tipica delle faggete umide alpine.<\/p>\n<p>Scendendo lungo il versante gli abeti si fanno dominanti, fino a costituire la gran parte del bosco. Fra gli abeti qui si insediano anche il castagno, il carpino nero, il cerro e il ciavardello.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Sul versante esposto a sud, in generale, nelle situazioni pi\u00f9 calde della Riserva, la vegetazione cambia in modo evidente, e il cerro diviene la specie dominante, mentre la presenza dell\u2019abete \u00e8 solo sporadica. L\u2019acero opalo, il carpino nero e il carpino bianco sono frequenti accanto al cerro, ma scompaiono dove il bosco si fa pi\u00f9 aperto e illuminato, lasciando il posto all\u2019acero campestre e all\u2019orniello. Nei suoli adatti, acidi, diventano frequenti insieme al cerro anche la rovere e il ciavardello.<\/p>\n<p>I numerosi fossi e torrenti che scendono dai rilievi, alcuni dei quali a portata perenne, sono bordati dal carpino bianco e dal nocciolo mentre, in prossimit\u00e0 dei punti pi\u00f9 larghi dell\u2019alveo, dall\u2019ontano e dal frassino meridionale.<\/p>\n<p>Sparsi cespugli di salice colonizzano invece il letto di piena, sottoposto a frequenti arrivi di acqua e sedimenti. II bosco si interrompe per brevi tratti, in piccole radure o lungo i sentieri, lasciando il posto ad arbusteti a ginestra dei carbonai, ginepro o ginestra odorosa; questi ambienti aperti vengono colonizzati dalle specie pi\u00f9 bisognose di luce, come la viola etrusca. Zone un tempo coltivate, ricavate in gran parte dal taglio dell\u2019abetina in periodo di guerra, sono state riforestate successivamente con varie specie di conifere, principalmente pino nero, ma anche abete bianco e, con minori estensioni, abete rosso e larice. Purtroppo l\u2019abete bianco utilizzato per i rimboschimenti sta rischiando di compromettere, tramite ibridazione, il patrimonio genetico dell\u2019abete bianco indigeno.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"dt-fancy-separator title-left h3-size\" style=\"width: 100%;\"><div class=\"dt-fancy-title\"><span class=\"separator-holder separator-left\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span>La Vegetazione<span class=\"separator-holder separator-right\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span><\/div><\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]Gli animali della Riserva sono tutti strettamente legati all\u2019ambiente boschivo, che ricopre la quasi totalit\u00e0 dell\u2019area. La diffusa presenza di alberi ad alto fusto, piuttosto distanziati fra loro, offre buone possibilit\u00e0 di vedere ungulati nel sottobosco; cinghiali e caprioli, il cui avvistamento \u00e8 relativamente facile nel bosco rado del Pigelleto, anche grazie al posteriore bianco candido che risalta nell\u2019oscurit\u00e0 della foresta.<\/p>\n<p>In prossimit\u00e0 di uno dei tanti piccoli ruscelli che attraversano la Riserva \u00e8 stata recentemente segnalata la salamandrina dagli occhiali, presente anche nelle Riserve del comprensorio del Farma-Merse.<\/p>\n<p>Il picchio verde, picchio rosso maggiore e torcicollo, martellano con il loro becco robusto il legno per localizzare la presenza di larve.<\/p>\n<p>Una preziosa presenza nei boschi del Pigelleto e del Monte Amiata \u00e8 quella dell\u2019astore, maestoso rapace forestale di difficile avvistamento. Sono infatti molto scarsi i dati su questa specie, che \u00e8 stata periodicamente avvistata nel comprensorio amiatino, anche se non si ha la certezza della sua nidificazione nell\u2019area. Come lo sparviere, che \u00e8 invece nidificante nella Riserva, l\u2019astore caccia all\u2019interno del bosco, grazie alle ali relativamente corte e larghe e alla lunga coda, essenziale per virare agilmente tra gli alberi. Mentre l\u2019astore e lo sparviere rimangono sul territorio tutto l\u2019anno, altri rapaci arrivano nella Riserva in primavera-estate, per la nidificazione, per poi ripartire verso le localit\u00e0 di svernamento in autunno. Fra questi vi sono il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il biancone e il lodolaio, tutte specie minacciate in gran parte del territorio italiano dalla mancanza di alberi abbastanza grandi da sostenere i loro nidi, spesso voluminosi.<\/p>\n<p>I rapaci notturni, al Pigelleto rappresentati da allocco, barbagianni e civetta, oltre ad utilizzare le cavit\u00e0 degli alberi pi\u00f9 grossi come rifugio, approfittano anche dei molti edifici minerari abbandonati. I grandi alberi vengono inoltre perlustrati dal rampichino, e nei boschi di faggio e abete bianco del Pigelleto nidifica il ciuffolotto, un fringillide poco comune che si ciba di semi, schiacciandoli con il becco a cuneo tipico di tutti i fringuelli. La cincia bigia \u00e8 un altro passeriforme che frequenta i boschi della Riserva e che in Toscana \u00e8 raro a quote cos\u00ec basse.<\/p>\n<p>E\u2019 molto meno ricca la fauna dei rimboschimenti di conifere, tuttavia, la chioma di queste piante \u00e8 a volte utilizzata da alcuni rapaci, come il biancone, per la costruzione del nido, specialmente in mancanza di alberi adatti nel bosco naturale.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;]<style type=\"text\/css\" data-type=\"the7_shortcodes-inline-css\">.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-5648171702f3bc61c45f9e4cdd4f2cdd.enable-bg-rollover .rollover i,\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-5648171702f3bc61c45f9e4cdd4f2cdd.enable-bg-rollover .rollover-video i {\n  background: ;\n  background: -webkit-linear-gradient();\n  background: linear-gradient();\n}\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-5648171702f3bc61c45f9e4cdd4f2cdd .rollover-icon {\n  font-size: 32px;\n  color: #ffffff;\n  min-width: 44px;\n  min-height: 44px;\n  line-height: 44px;\n  border-radius: 100px;\n  border-style: solid;\n  border-width: 0px;\n}\n.dt-icon-bg-on.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-5648171702f3bc61c45f9e4cdd4f2cdd .rollover-icon {\n  background: rgba(255,255,255,0.3);\n  -webkit-box-shadow: none;\n  box-shadow: none;\n}\n<\/style><div class=\"shortcode-single-image-wrap shortcode-single-image-5648171702f3bc61c45f9e4cdd4f2cdd alignnone  enable-bg-rollover dt-icon-bg-off\" style=\"margin-top:0px; margin-bottom:0px; margin-left:0px; margin-right:0px; width:600px;\"><div class=\"shortcode-single-image\"><div class=\"fancy-media-wrap\" style=\"\"><a class=\"layzr-bg rollover rollover-zoom dt-pswp-item pswp-image\" href=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/15184857.jpg\" title=\"15184857\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"564\" data-large_image_height = \"400\"  style=\"\"><img class=\"preload-me lazy-load aspect\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D&#39;http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg&#39;%20viewBox%3D&#39;0%200%20564%20399&#39;%2F%3E\" data-src=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/15184857.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/15184857.jpg 564w\" loading=\"eager\" style=\"--ratio: 564 \/ 399\" sizes=\"(max-width: 564px) 100vw, 564px\" width=\"564\" height=\"399\"  data-dt-location=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/la-riserva-naturale-del-pigelleto-2\/attachment\/15184857\/\" alt=\"\" \/><\/a><\/div><\/div><\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_column_text]I rimboschimenti sono talvolta utilizzati durante il giorno come rifugio da caprioli e daini; quest\u2019ultima specie, introdotta in Italia in tempi storici dall\u2019Asia minore, conta per\u00f2 pochi esemplari nella Riserva. Faine, istrici e tassi sono altri elusivi abitanti del bosco.<\/p>\n<p>I mammiferi comprendono anche specie come la martora e il lupo, entrambe divenute molto rare in tutta Italia a causa del disturbo antropico e della distruzione del loro habitat, il bosco. In particolare il lupo, che a partire dagli anni \u201980 \u00e8 ricomparso nella zona dell\u2019Amiata con un gruppo stabile, ha rischiato l\u2019estinzione dalla nostra penisola, dove un decennio prima erano rimasti appena 100 esemplari, rifugiati nelle aree pi\u00f9 inaccessibili dell\u2019Abruzzo, dell\u2019Aspromonte\u00a0 e nella Maremma tosco-laziale. Battute di caccia appositamente organizzate, stricnina e altri veleni usati nei bocconi avvelenati avevano gradualmente sterminato questo predatore, che solo dal 1979 gode della protezione della legge.<\/p>\n<p>La popolazione italiana di lupo \u00e8 attualmente attestata sui 400 individui, concentrati principalmente lungo la dorsale appenninica. Questo inaspettato recupero \u00e8 avvenuto, oltre che per il divieto di caccia, anche grazie all\u2019aumento degli ungulati selvatici e all\u2019abbandono da parte dell\u2019uomo di molte zone di montagna, con conseguente diminuzione del disturbo sul territorio.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]La Riserva Naturale del Pigelleto si sviluppa su un territorio di 862 ettari tra le province di Siena e Grosseto. Si estende nel comune di Piancastagnaio, sul versante sud orientale del Monte Amiata. Istituita nel 1996, l\u2019area era uno dei principali siti minerari di mercurio del Monte Amiata: all\u2019interno della riserva si trovano ancora,&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6874,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[585],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5696"}],"collection":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5696"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5696\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6878,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5696\/revisions\/6878"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6874"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5696"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5696"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5696"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}