{"id":5681,"date":"2018-01-26T11:45:47","date_gmt":"2018-01-26T10:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/?p=5681"},"modified":"2018-03-16T15:40:18","modified_gmt":"2018-03-16T14:40:18","slug":"acqua-di-vivo-d-orcia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/acqua-di-vivo-d-orcia\/","title":{"rendered":"L\u2019acqua di Vivo d\u2019Orcia"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;]<div class=\"dt-fancy-separator title-left h3-size\" style=\"width: 100%;\"><div class=\"dt-fancy-title\"><span class=\"separator-holder separator-left\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span>Alla scoperta delle acque di Vivo d&#039;Orcia<span class=\"separator-holder separator-right\" style=\"border-color: #ffa700;\"><\/span><\/div><\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_column_text]Stagliata contro uno di quei profili dell\u2019Amiata che piacevano tanto al Sassetta, rigogliosa di piante antiche e mormorante di acque la cui memoria si perde nei secoli, Vivo d\u2019Orcia \u00e8 la splendida frazione di Castiglion d\u2019Orcia incastonata in una valle fuori del tempo, ora come nel Quattrocento. I primi insediamenti in questa zona risalgono esattamente a mille anni fa (nel 2002 si \u00e8 celebrato il millenario della fondazione del paese), anche se gli scavi archeologici ancora in corso hanno riportato alla luce reperti del mesolitico. La fondazione del paese si deve a San Romualdo, che descrisse il luogo come \u201cselvaggio e magnifico, una piccola altura protesa al limite fra il regno del faggio e quello del castagno, pochi metri pianeggianti presso una stretta sinuosa, improvvisa, dalla quale scaturivano con fragore di tuono due grosse e travolgenti polle d\u2019acqua gelate\u201d.<\/p>\n<p>Vivo d\u2019Orcia fu sede di un monastero camaldolese: la presenza di uno dei tre boschi di abete bianco dell\u2019Amiata, frequenti ovunque si trovassero i monaci di quest\u2019ordine, conferma che l\u2019attuale Eremo, castello dei conti Cervini costruito da Sangallo il Giovane \u2013 con l\u2019aiuto forse del Vignola \u2013 nel XVI secolo, era originariamente un monastero. La stessa chiesetta di San Marcello (cos\u00ec chiamata in onore di Marcello Cervini, che fu papa per ventidue giorni), a fianco della contea che era il borgo in cui vivevano i contadini e gli artigiani dei conti, conserva originarie tracce romaniche ed \u00e8 la stessa di cui Pio II parla nel brano sopra riportato. Sotto il castello scorre il fiume Vivo, le cui sorgenti sgorgano in localit\u00e0 Ermicciolo. Lungo il torrente, a partire dal Medioevo, furono costruiti mulini, cartiere, ferriere e, negli anni \u201920 del secolo scorso, una prima centrale elettrica che sfruttava l\u2019energia idrica. Tracce di questi antichi edifici sono tuttora visibili, coperte dai rampicanti, in uno dei paesaggi pi\u00f9 belli ed evocativi della zona.<\/p>\n<p>In localit\u00e0 Ermicciolo \u00e8 possibile visitare (con visite guidate organizzate) la sorgente del Vivo, che erompe dalle rocce. La zona \u00e8 affascinante anche per altri motivi: \u00e8 infatti il luogo isolato e ricco di pace in cui sorgono le cappelle funerarie dei conti Cervini e, in mezzo a una magnifica radura di castagni \u2013 spesso pullulante di funghi \u2013 due antichi seccatoi. Recenti studi hanno portato alla conclusione che il primo dei due fosse in origine una cella dei monaci camaldolesi: le vicine acque, i boschi ricchi di funghi e di castagne, l\u2019abbondanza di cacciagione etc. dovettero convincere i monaci, intorno all\u2019anno 1 000 della nostra era, a insediarsi qui. Oggi, come ai tempi di Piccolomini, la passeggiata che va dall\u2019Ermicciolo all\u2019Eremo, lungo il percorso del fiume, \u00e8 una delle pi\u00f9 gradevoli in assoluto dell\u2019Amiata: ci si pu\u00f2 fermare a osservare le cascatelle e la diga in mezzo ai boschi, oltre alle grotte che servirono da rifugio ai partigiani durante l\u2019ultima guerra e ai siti archeologici cui si faceva riferimento; n\u00e9 \u00e8 impossibile avvistare qui qualche raro esemplare di picchio verde, il cui verso a volte echeggia tra le piante secolari. La Valle del Vivo \u00e8 uno dei pochi luoghi al mondo in cui ci si pu\u00f2 convincere di vivere ancora nel Medioevo.<\/p>\n<p>In epoca medievale l\u2019acqua del fiume Vivo cominci\u00f2 a essere utilizzata per macinare, per battere il ferro e per segare il legno e produrre carta, oltre che per irrigare orti, abbeverare il bestiame, macerare canapa, lino etc. Il fiume era anche ricco di pesce, e tuttora sono presenti esemplari di trota fario, dalle carni molto pregiate. Intorno al torrente crescevano poi canneti, salici, canapa, lino, tutte materie utilizzabili per costruire utensili come panieri e ceste, oppure per tessere vestiari. Tra il 1100 e il 1200 i Camaldolesi sfruttarono il torrente per muovere mulino, opificio, segheria, uliviera e gualchiera. Alla fine del \u2018600, i Cervini costruirono una ferriera, una ramiera, una segheria idraulica e una cartiera, come riportato nei documenti di Bruno Santi, un viaggiatore del \u2018700, autore dell\u2019importante testo Viaggio al Montamiata, pubblicato a Pisa nel 1795. Nel 1920 i conti Cervini fecero costruire anche la centrale idroelettrica, collocata nella zona dello Scodellino, che fu ceduta prima alla societ\u00e0 Valdarno e poi allo Stato. Fino a quando, nel 1895, il comune di Siena utilizz\u00f2 le acque del Vivo per il suo acquedotto.<\/p>\n<p>Le sorgenti sono del tipo di contatto tra vulcaniti e substrato sedimentario e di emergenza. Nel primo caso si hanno punti di acqua che delimitano con continuit\u00e0 il cono vulcanico, nell\u2019altro si hanno sorgenti che scaturiscono direttamente all\u2019interno del corpo vulcanico. Sulla base dell\u2019ubicazione delle varie manifestazioni sorgentizie si presume un assetto morfologico del substrato sedimentario. Il flusso principale risulta essere quello di Poggio Ermicciolo, caratterizzato da una serie di manifestazioni sorgentizie (Ermicciolo, Seragio, Sambuchella, Sambuchellina, Acquareggia, Fonte Mascioni) che scaturiscono direttamente dal corpo dell\u2019affioramento e dove spicca la sorgente Ermicciolo, seconda per importanza in tutta la struttura idrogeologica amiatina. A monte delle manifestazioni sorgentizie, in localit\u00e0 Pian dei Renai, \u00e8 presente un omonimo pozzo.<\/p>\n<p>L\u2019acqua della Sorgente dell\u2019Ermicciolo scaturisce da una base di un banco di roccia trachitica e si caratterizza per requisiti di ottima potabilit\u00e0. Ci\u00f2 si deve ai valori costanti delle caratteristiche fisiche, all\u2019ottimit\u00e0 dei caratteri organoelettrici e all\u2019assenza di qualsiasi anomalia chimico-biologica derivata da contaminazioni o fonti di inquinamento. I parametri raccolti nei continui controlli rivelano uno stato di costanza delle caratteristiche, perpetuatesi inalterate nei secoli. L\u2019acqua si presenta molto \u201cleggera\u201d, a causa del suo grado di mineralizzazione, della sua purezza e del basso valore della sua durezza, che oscilla tra 2,5 e i 3 gradi francesi ed \u00e8 ottima da degustare insieme a cioccolato amaro o a verdure condite con olio.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;]<style type=\"text\/css\" data-type=\"the7_shortcodes-inline-css\">.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-0bd73f557a7e3fe3fe1dc60d850a8b47.enable-bg-rollover .rollover i,\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-0bd73f557a7e3fe3fe1dc60d850a8b47.enable-bg-rollover .rollover-video i {\n  background: ;\n  background: -webkit-linear-gradient();\n  background: linear-gradient();\n}\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-0bd73f557a7e3fe3fe1dc60d850a8b47 .rollover-icon {\n  font-size: 32px;\n  color: #ffffff;\n  min-width: 44px;\n  min-height: 44px;\n  line-height: 44px;\n  border-radius: 100px;\n  border-style: solid;\n  border-width: 0px;\n}\n.dt-icon-bg-on.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-0bd73f557a7e3fe3fe1dc60d850a8b47 .rollover-icon {\n  background: rgba(255,255,255,0.3);\n  -webkit-box-shadow: none;\n  box-shadow: none;\n}\n<\/style><div class=\"shortcode-single-image-wrap shortcode-single-image-0bd73f557a7e3fe3fe1dc60d850a8b47 alignnone  enable-bg-rollover dt-icon-bg-off\" style=\"margin-top:0px; margin-bottom:0px; margin-left:0px; margin-right:0px; width:500px;\"><div class=\"shortcode-single-image\"><div class=\"fancy-media-wrap  layzr-bg\" style=\"\"><img class=\"preload-me lazy-load aspect\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D&#39;http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg&#39;%20viewBox%3D&#39;0%200%20500%20375&#39;%2F%3E\" data-src=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/foto11-500x375.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/foto11-500x375.jpg 500w, https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/foto11.jpg 640w\" loading=\"eager\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" width=\"500\" height=\"375\"  data-dt-location=\"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/acqua-di-vivo-d-orcia\/foto11\/\" style=\"--ratio: 500 \/ 375;\" alt=\"\" \/><\/div><\/div><\/div>[\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_column_text]Stagliata contro uno di quei profili dell\u2019Amiata che piacevano tanto al Sassetta, rigogliosa di piante antiche e mormorante di acque la cui memoria si perde nei secoli, Vivo d\u2019Orcia \u00e8 la splendida frazione di Castiglion d\u2019Orcia incastonata in una valle fuori del tempo, ora come nel Quattrocento. 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