{"id":1568,"date":"2013-03-04T12:45:38","date_gmt":"2013-03-04T10:45:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terre-di-toscana.com\/?p=1568"},"modified":"2013-03-04T12:45:38","modified_gmt":"2013-03-04T10:45:38","slug":"la-cura-del-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/la-cura-del-corpo\/","title":{"rendered":"La cura del corpo"},"content":{"rendered":"<p><em><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-1536\" alt=\"itineraridelleacqua\" src=\"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/itineraridelleacqua.jpg\" width=\"146\" height=\"202\" \/>&#8230;tempus erit, quo vos speculum ridisse pigebit<br \/>\net veniet rugis altera causa dolor.<br \/>\nSufficit et longum probitas perdurat in aevum,<br \/>\nPerque suos annos hinc bene pendet amor.<br \/>\nOvidio, Medicamina faciei feminae, 47-50.<br \/>\n<\/em><br \/>\nNei Racconti del cuscino, la scrittrice giapponese del X secolo Sei Shonagon ricorda un\u2019usanza per la cura della pelle: il nono giorno del nono mese si avvolgevano i crisantemi dei campi in sottili batuffoli di cotone, che si toglievano con la cura e la pazienza orientali il mattino dopo per lavarsi corpo e viso con la rugiada di cui erano intrisi. Con un rito pressoch\u00e9 magico, questa operazione serviva per mantenere la freschezza della pelle per tutto l\u2019anno, per questo era di buon auspicio se nel periodo in questione pioveva abbondantemente.<br \/>\nPrima di Sei Shonagon, in occidente, un altro poeta aveva d\u2019altronde tramandato ricette di bellezza di grande efficacia: Ovidio si era occupato della bellezza femminile (e non solo) in un trattatello sulla cosmesi per il volto, in cui aveva consigliato in distici elegiaci, ricette contro le rughe e per il trucco a base di prodotti che si potrebbero definire di alta erboristeria: orzo, veccia, farina, narciso, frumento di Toscana (cum semine Tusco, v. 65), miele (locale o, ancor meglio, dell\u2019Attica), lupini, fave, biacca, nitro, iris d\u2019Illiria, alcioneo (un unguento derivato dal nido degli uccelli alcionei), incenso, resina, mirra, finocchio, rosa secca, sale di ammoniaca (forse proveniente dai deserti della Libia, o forse un tipo di gesso), mucillaggine e papaveri. Nella Roma imperiale questi ingredienti venivano tritati e mescolati nelle giuste quantit\u00e0 per ottenere prodotti di bellezza e di make-up raffinatissimo, che rendevano i volti delle donne bianchi come quelli delle geishe giapponesi, e le loro labbra rosse del colore dei petali dei fiori. E gi\u00e0 Ovidio notava che la bellezza e la cosmesi non era limitata alle feminae, giacch\u00e9 sit vobis cura placendi,\/cum comptos habeant specula vestra viros:\/femminea vestri poliuntur lege mariti\/et vix ad cultus nupta quod addat habet, che sarebbe a dire che \u00e8 un bene che le donne si diano alla cura di s\u00e9, in un mondo in cui anche l\u2019uomo \u00e8 raffinato e dedito al lusso.<br \/>\nLa terza tappa di questo percorso del lusso e della raffinatezza, dopo il Giappone imperiale e la Roma augustea non pu\u00f2 essere che l\u2019Amiata di oggi e del passato, terra di benessere, di pace e contemplazione, ma anche di ricreazione del corpo e di salute. Perch\u00e9 sull\u2019Amiata \u00e8 successo quello che capit\u00f2 nell\u2019antica Roma. Ecco che Ovidio ci viene ancora in soccorso, quando dice (vv. 11-16) che ai tempi del mitico re sabino Tazio le donne avevano pi\u00f9 cura dei campi che non di loro stesse e la matrona rubicunda tesseva ruvide tele, rinchiudeva gli agnelli che la figlia pascolava e alimentava il fuoco con la legna tagliata. Era l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, quando le donne erano di una stoffa diversa da quelle di oggi, \u2013 prosegue il poeta \u2013 che sono capricciose, vogliono vesti intessute d\u2019oro, capelli profumati e complesse acconciature, mani impreziosite da gemme e gioielli fatti con pietre provenienti dall\u2019oriente.<br \/>\nE cos\u00ec, anche le nostre donne \u2013 abituate a secoli di duro lavoro, non meno delle Sabine -, a filare e tessere ruvide tele di iuta, di lino e di canapa (da cui venivano fuori quelle lenzuola dure e grossolane), ma anche a ricamare con pazienza e silenzio federe e tovaglie, oggi preferiscono dedicarsi a cure meno gravose e abbandonarsi al caldo abbraccio delle acque del vulcano, insieme ai loro compagni.<br \/>\nLa vanit\u00e0 non \u00e8 mai stato un tratto caratteristico di queste donne, che anzi dedicavano la loro vita al lavoro, partorivano nei campi e nei boschi, e poi tornavano di nuovo a prendersi cura dei campi e della famiglia. Certo \u00e8 che il passaggio dal duro lavoro al benessere \u00e8 segnato dalla generosit\u00e0 di un vulcano che, con il suo calore, riscalda le acque che fa sgorgare e consente di prendersi cura di s\u00e9. Le sue acque, scorrendo, lasciano tracce bianche e arricchiscono anche la terra su cui passano, creando fanghi assolutamente miracolosi per la pelle e per il corpo. Le sue pietre calde, poggiate sulla schiena e le spalle, creano relax e benessere. A tutto questo si devono aggiungere le erbe spontanee dell\u2019Amiata \u2013 e la ricetta \u00e8 completa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;tempus erit, quo vos speculum ridisse pigebit et veniet rugis altera causa dolor. Sufficit et longum probitas perdurat in aevum, Perque suos annos hinc bene pendet amor. Ovidio, Medicamina faciei feminae, 47-50. Nei Racconti del cuscino, la scrittrice giapponese del X secolo Sei Shonagon ricorda un\u2019usanza per la cura della pelle: il nono giorno del&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1536,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1568"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1568\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1536"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}