{"id":1565,"date":"2013-03-04T12:44:14","date_gmt":"2013-03-04T10:44:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terre-di-toscana.com\/?p=1565"},"modified":"2013-03-04T12:44:14","modified_gmt":"2013-03-04T10:44:14","slug":"lacqua-di-vivo-dorcia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/lacqua-di-vivo-dorcia\/","title":{"rendered":"L&#8217;acqua di Vivo d&#8217;Orcia"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-1566\" alt=\"acquavivo\" src=\"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/acquavivo.jpg\" width=\"146\" height=\"202\" \/>Alla fine di luglio venne al Pontefice il desiderio di visitare la sorgente del fiume Vivo nell\u2019eremo sul lato settentrionale del Monte. In effetti, gli insediamenti sull\u2019Amiata erano tutti avvenuti a un\u2019altezza tra i cinquecento e i novecento metri, dove si potevano trovare le sorgenti d\u2019acqua. Ecco ancora il racconto di Pio:<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sul ciglio del giogo dove sono prati spogli di alberi fu trovata l\u2019erba che chiamano Carolina, perch\u00e9 sarebbe stata miracolosamente mostrata a Carlo Magno come farmaco efficace contro la peste [\u2026]. \u00c8 un\u2019erba con foglie spinose che aderenti a terra proteggono un fiore simile a quello del cardo, ma di un colore differente; ha una radice dolce, che per una divina disposizione, a perpetuare il ricordo del miracolo, continua a mostrare il segno della ferita\u2026<br \/>\nProseguendo per il sentiero, il Pontefice giunse poco prima di mezzogiorno a una fonte che sgorga da una grotta con acque abbondanti e gelide. Vicino c\u2019\u00e8 una cappella costruita con pietre squadrate, ancora in piedi sebbene il tetto sia pericolante; le celle che la circondavano sono cadute in rovina. Castagni e faggi mescolati insieme formano un bosco ombroso\u2026<br \/>\nFinito il pranzo si discese per circa sedici stadi, mentre il fiume che nasce da quella fonte, alla loro destra, scorreva gi\u00f9 con grande impeto e fragore per massi scoscesi e aspri dislivelli. In fondo alla valle si trov\u00f2 una pianura non grande e un campo che un tempo sent\u00ec l\u2019aratro e dove si coltivarono alberi da frutto. Le macerie mostrano che qui ci fu un importante cenobio; vi abitarono dei monaci Camaldolesi, ora \u00e8 dimora di gufi. C\u2019\u00e8 ancora la chiesa di una certa bellezza. Vicino scorre il fiume chiamato Vivremo, perch\u00e9 defluendo dall\u2019eremo superiore all\u2019inferiore con una portata d\u2019acqua perenne, mai non muore, anzi rid\u00e0 vita all\u2019Orcia quando questa \u00e8 in magra; alimenta anche dei mulini, che, quando tutti gli altri sono inutilizzabili, durante i calori estivi, forniscono la farina a Pienza e ai borghi vicini.<\/p>\n<p><\/em>Pio ci confida anche un suo sogno:<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Pontefice, attraversato il fiume, si diresse ad Abbadia per un\u2019altra strada, inoltrandosi in una selva di querce altissime, cresciute diritte e slanciate al cielo come abeti. Intanto osserv\u00f2 attentamente la configurazione del terreno per vedere se fosse possibile attuare un suo desiderio, cio\u00e8 deviare il corso del fiume e rivolgerlo verso l\u2019Orcia sopra i Bagni di Vignoni, poi (cosa su cui aveva spesso meditato) sbarrare con una diga le acque del fiume in modo che si formasse un lago, cos\u00ec da riempire la valle inferiore. Si sarebbe cos\u00ec rifornita di pesce e protetta dalle incursioni dei nemici la regione, opera costosa e degna di un Pontefice che fosse libero da preoccupazioni di guerra e in pace.<br \/>\n<\/em><br \/>\nEnea Silvio Piccolomini aveva dunque intravisto le enormi possibilit\u00e0 che l\u2019acqua dell\u2019Amiata riservava per tutto il territorio.<br \/>\nStagliata contro uno di quei profili dell\u2019Amiata che piacevano tanto al Sassetta, rigogliosa di piante antiche e mormorante di acque la cui memoria si perde nei secoli, Vivo d\u2019Orcia \u00e8 la splendida frazione di Castiglion d\u2019Orcia incastonata in una valle fuori del tempo, ora come nel Quattrocento. I primi insediamenti in questa zona risalgono esattamente a mille anni fa (nel 2002 si \u00e8 celebrato il millenario della fondazione del paese), anche se gli scavi archeologici ancora in corso hanno riportato alla luce reperti del mesolitico. La fondazione del paese si deve a San Romualdo, che descrisse il luogo come \u201cselvaggio e magnifico, una piccola altura protesa al limite fra il regno del faggio e quello del castagno, pochi metri pianeggianti presso una stretta sinuosa, improvvisa, dalla quale scaturivano con fragore di tuono due grosse e travolgenti polle d\u2019acqua gelate\u201d.<br \/>\nVivo d\u2019Orcia fu sede di un monastero camaldolese: la presenza di uno dei tre boschi di abete bianco dell\u2019Amiata, frequenti ovunque si trovassero i monaci di quest\u2019ordine, conferma che l\u2019attuale Eremo, castello dei conti Cervini costruito da Sangallo il Giovane &#8211; con l\u2019aiuto forse del Vignola &#8211; nel XVI secolo, era originariamente un monastero. La stessa chiesetta di San Marcello (cos\u00ec chiamata in onore di Marcello Cervini, che fu papa per ventidue giorni), a fianco della contea che era il borgo in cui vivevano i contadini e gli artigiani dei conti, conserva originarie tracce romaniche ed \u00e8 la stessa di cui Pio II parla nel brano sopra riportato. Sotto il castello scorre il fiume Vivo, le cui sorgenti sgorgano in localit\u00e0 Ermicciolo. Lungo il torrente, a partire dal Medioevo, furono costruiti mulini, cartiere, ferriere e, negli anni \u201920 del secolo scorso, una prima centrale elettrica che sfruttava l\u2019energia idrica. Tracce di questi antichi edifici sono tuttora visibili, coperte dai rampicanti, in uno dei paesaggi pi\u00f9 belli ed evocativi della zona.<br \/>\nIn localit\u00e0 Ermicciolo \u00e8 possibile visitare, in occasione della Festa delle Acque che si tiene ogni 22 marzo, la sorgente del Vivo, che erompe dalle rocce. La zona \u00e8 affascinante anche per altri motivi: \u00e8 infatti il luogo isolato e ricco di pace in cui sorgono le cappelle funerarie dei conti Cervini (la cappellina di cui parla sopra il Pontefice) e, in mezzo a una magnifica radura di castagni \u2013 spesso pullulante di funghi \u2013 due antichi seccatoi (le rovine del brano dei Commentarii). Recenti studi hanno portato alla conclusione che il primo dei due fosse in origine una cella dei monaci camaldolesi: le vicine acque, i boschi ricchi di funghi e di castagne, l\u2019abbondanza di cacciagione etc. dovettero convincere i monaci, intorno all\u2019anno 1 000 della nostra era, a insediarsi qui. Oggi, come ai tempi di Piccolomini, la passeggiata che va dall\u2019Ermicciolo all\u2019Eremo, lungo il percorso del fiume, \u00e8 una delle pi\u00f9 gradevoli in assoluto dell\u2019Amiata: ci si pu\u00f2 fermare a osservare le cascatelle e la diga in mezzo ai boschi, oltre alle grotte che servirono da rifugio ai partigiani durante l\u2019ultima guerra e ai siti archeologici cui si faceva riferimento; n\u00e9 \u00e8 impossibile avvistare qui qualche raro esemplare di picchio verde, il cui verso a volte echeggia tra le piante secolari. La Valle del Vivo \u00e8 uno dei pochi luoghi al mondo in cui ci si pu\u00f2 convincere di vivere ancora nel Medioevo.<br \/>\nIn epoca medievale l\u2019acqua del fiume Vivo cominci\u00f2 a essere utilizzata per macinare, per battere il ferro e per segare il legno e produrre carta, oltre che per irrigare orti, abbeverare il bestiame, macerare canapa, lino etc. Il fiume era anche ricco di pesce, e tuttora sono presenti esemplari di trota fario, dalle carni molto pregiate. Intorno al torrente crescevano poi canneti, salici, canapa, lino, tutte materie utilizzabili per costruire utensili come panieri e ceste, oppure per tessere vestiari. Tra il 1100 e il 1200 i Camaldolesi sfruttarono il torrente per muovere mulino, opificio, segheria, uliviera e gualchiera. Alla fine del \u2018600, i Cervini costruirono una ferriera, una ramiera, una segheria idraulica e una cartiera, come riportato nei documenti di Bruno Santi, un viaggiatore del \u2018700, autore dell\u2019importante testo Viaggio al Montamiata, pubblicato a Pisa nel 1795. Nel 1920 i conti Cervini fecero costruire anche la centrale idroelettrica, collocata nella zona dello Scodellino, che fu ceduta prima alla societ\u00e0 Valdarno e poi allo Stato. Fino a quando, nel 1895, il comune di Siena utilizz\u00f2 le acque del Vivo per il suo acquedotto.<br \/>\nLe sorgenti sono del tipo di contatto tra vulcaniti e substrato sedimentario e di emergenza. Nel primo caso si hanno punti di acqua che delimitano con continuit\u00e0 il cono vulcanico, nell\u2019altro si hanno sorgenti che scaturiscono direttamente all\u2019interno del corpo vulcanico. Sulla base dell\u2019ubicazione delle varie manifestazioni sorgentizie si presume un assetto morfologico del substrato sedimentario. Il flusso principale risulta essere quello di Poggio Ermicciolo, caratterizzato da una serie di manifestazioni sorgentizie (Ermicciolo, Seragio, Sambuchella, Sambuchellina, Acquareggia, Fonte Mascioni) che scaturiscono direttamente dal corpo dell\u2019affioramento e dove spicca la sorgente Ermicciolo, seconda per importanza in tutta la struttura idrogeologica amiatina. A monte delle manifestazioni sorgentizie, in localit\u00e0 Pian dei Renai, \u00e8 presente un omonimo pozzo.<br \/>\nL\u2019acqua della Sorgente dell\u2019Ermicciolo scaturisce da una base di un banco di roccia trachitica e si caratterizza per requisiti di ottima potabilit\u00e0. Ci\u00f2 si deve ai valori costanti delle caratteristiche fisiche, all\u2019ottimit\u00e0 dei caratteri organoelettrici e all\u2019assenza di qualsiasi anomalia chimico-biologica derivata da contaminazioni o fonti di inquinamento. I parametri raccolti nei continui controlli rivelano uno stato di costanza delle caratteristiche, perpetuatesi inalterate nei secoli. L\u2019acqua si presenta molto \u201cleggera\u201d, a causa del suo grado di mineralizzazione, della sua purezza e del basso valore della sua durezza, che oscilla tra 2,5 e i 3 gradi francesi ed \u00e8 ottima da degustare insieme a cioccolato amaro o a verdure condite con olio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine di luglio venne al Pontefice il desiderio di visitare la sorgente del fiume Vivo nell\u2019eremo sul lato settentrionale del Monte. In effetti, gli insediamenti sull\u2019Amiata erano tutti avvenuti a un\u2019altezza tra i cinquecento e i novecento metri, dove si potevano trovare le sorgenti d\u2019acqua. 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