{"id":4631,"date":"2017-12-12T13:23:06","date_gmt":"2017-12-12T12:23:06","guid":{"rendered":"http:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/?page_id=4631"},"modified":"2018-02-10T11:28:17","modified_gmt":"2018-02-10T10:28:17","slug":"economia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/terre-di-toscana.com\/terreditoscana\/economia\/","title":{"rendered":"Economia"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text]L\u2019Amiata \u00e8 rimasta per millenni un<strong> contesto geografico a s\u00e9 stante<\/strong>, con propri e singolari caratteri ambientali (geologia), storici e paesaggistici. Tali peculiarit\u00e0 si sono riflesse nei caratteri culturali delle comunit\u00e0 che, non a caso, definiscono la montagna come l\u2019\u201disola\u201d, a sottolineare le differenze con i contigui paesaggi toscani e laziali. Nel periodo contemporaneo avvennero le seguenti variazioni amministrative: Abbadia San Salvatore cedette le frazioni di Campiglia d\u2019Orcia, Bagni San Filippo e Caselle del Vivo a Castiglion d\u2019Orcia (1867); divennero comuni autonomi Castell\u2019Azzara, con distacco da Santa Fiora (1915), e Seggiano, con separazione da Castel del Piano (1920); Castel del Piano incorpor\u00f2 Montenero, con distacco da Cinigiano (1956); Semproniano fu autonomo, con distacco da Roccalbegna, incorporando Catabbio (da Manciano) e Cellena (da Santa Fiora) (1963).<\/p>\n<p>Negli anni \u201930, il geografo Emanuele Repetti definiva l\u2019Amiata <em>\u201cun pezzo di Svizzera al centro della bella penisola\u201d<\/em>, decantandone salubrit\u00e0, densit\u00e0 demografica e condizioni economiche. E il geografo Giotto Dainelli, con riferimento al censimento del 1901, notava che la fascia compresa fra 600 e 800 m esprimeva un popolamento di 83,5 ab.\/kmq, molto superiore alla provincia di Grosseto (poco oltre 32) e di Siena (poco oltre 61). Leopoldo II, nel 1827 descrisse la foresta, gli abbondanti fiumi ed i paesi popolosi, ma rozzi, difficili per accesso ed isolati: nacque allora l\u2019impegno di costruire strade rotabili per Valdichiana, Senese e Maremma. Ancora per tutto l\u2019Ottocento la societ\u00e0 amiatina si bas\u00f2 sull\u2019<strong>agricoltura<\/strong> della piccola propriet\u00e0, con il castagno principale fonte di alimentazione.<\/p>\n<p>Con il potenziamento dell\u2019industria estrattiva si consolid\u00f2 la trama degli aggregati minori, anche di nuova edificazione: Bagnolo, Marroneto, Selvena. Lo sviluppo agrario origin\u00f2 Poderi di Montemerano, Vallerona-Santa Caterina, Petricci e Poggio Capanne.<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 dell\u2019industria (giacimenti di mercurio) inizia a met\u00e0 del XIX secolo con capitali esterni. Tra 1846 e 1849, si attiva la miniera del Siele con lo Stabilimento Modigliani, esaurito (con apertura delle Solforate) intorno al 1890; tra 1871 e 1879 il tedesco Filippo Schwarzenberg avvi\u00f2 la miniera del Cornacchino; nel 1895, fu la volta di Cortevecchia. La svolta avvenne nel 1897, quando da industriali tedeschi fu fondata la Societ\u00e0 delle Miniere del Monte Amiata che due anni dopo apr\u00ec la miniera di Abbadia, destinata a diventare la pi\u00f9 produttiva; nel 1905-09 apr\u00ec la miniera del Morone in sostituzione di quella esaurita di Cornacchino, a seguire quelle di Argus (1915) e Abetina (1928).<\/p>\n<p><strong>L\u2019industria estrattiva<\/strong> non rappresentava un settore separato rispetto al mondo agricolo: quasi tutti i minatori coltivavano orti fruttati, vigne e oliveti e lavoravano i boschi per alimentare estrazione e lavorazione del cinabro, che richiedevano grandi quantit\u00e0 di legname da costruzione e da ardere. La popolazione crebbe in modo rilevante nella seconda met\u00e0 del XVIII, per tutto il XIX e fino al primo decennio del XX secolo, grazie all\u2019incremento naturale che compensava il saldo negativo del movimento migratorio.<\/p>\n<p>Il periodo di massimo <strong>incremento<\/strong> \u00e8 tra 1833 e 1901 quando la popolazione aument\u00f2 di oltre il 70%. Dalla Grande Guerra in poi la crescita rallent\u00f2 vistosamente e si blocc\u00f2 (49.034 nel 1921 e 51.260 nel 1931), anche per la crisi mineraria esplosa nel 1931-32. La saturazione dell\u2019economia agro-silvo-pastorale e la crisi mineraria nel Ventennio spiegano i tentativi di diversificazione produttiva attuati per favorire il turismo montano. Furono costruite strade rotabili che da Seggiano, Castel del Piano, Arcidosso, Bagnolo-Santa Fiora e Abbadia salgono alla vetta della Montagna, e i principali centri abitati si dotarono di strutture di ristoro e ricezione che, d\u2019estate, cominciarono ad attrarre famiglie di villeggianti da Siena e Grosseto. Ma occorrer\u00e0 attendere gli anni del miracolo economico perch\u00e9 si assista ad un processo vistoso di realizzazione di edilizia turistica (per lo pi\u00f9 seconde case) ai margini dei vecchi centri. Nell\u2019ultimo dopoguerra si manifesta la crisi demografica: la regione diventa area di forte esodo. L\u2019industria mineraria produsse la diversificazione fra i Comuni coinvolti (Abbadia e Castell\u2019Azzara, con Santa Fiora e Piancastagnaio) e quelli rimasti agricoli (Castel del Piano, Seggiano, Arcidosso, Roccalbegna, Semproniano): con l\u2019andamento demografico (sviluppo dei primi rispetto allo spopolamento degli altri); le condizioni economiche (migliori nei primi); le trasformazioni sociali sottese all\u2019industrializzazione (nuovo proletariato operaio). Il rinnovamento edilizio invest\u00ec i paesi minerari gi\u00e0 a fine XIX secolo: vi sorsero abitazioni, attivit\u00e0 commerciali, artigianali, ricreative e due villaggi per impiegati e operai. Riguardo alle conseguenze ambientali negative dell\u2019industria estrattiva, all\u2019inizio del XX secolo il geografo Dainelli documentava la quasi generale ceduazione del bosco di faggio, per legna da ardere e carbone soprattutto per l\u2019industria mineraria, mentre si continuava a mantenere e a costituire il castagneto.<\/p>\n<p>Negli anni \u201950,<strong> l\u2019agricoltura<\/strong> dava occupazione ad oltre la met\u00e0 della popolazione attiva, con predominanza della piccola propriet\u00e0 coltivatrice. In basso (e nell\u2019area meridionale anche sopra i castagni) si estendevano querceti e cerrete; i castagneti da frutto ricoprivano i fianchi del rilievo centrale (tranne a Sud), soprattutto tra 700-1100 m; le faggete (della Societ\u00e0 Mineraria, della Macchia Faggeta o dei Comuni) si estendevano quasi sopra i castagneti, governate ad alto fusto (con fruizione ad uso di pascolo) o a ceduo. Sui terreni vulcanici, tra castagneti e faggete, subentravano boschi di conifere (pino nero e abete bianco) messi a dimora dal Corpo Forestale dello Stato su terreni diboscati o pascoli abbandonati, con le opere di sistemazione idraulico-forestale: specialmente dai primi anni \u201950, con i cosiddetti <strong>\u201cpiani Fanfani\u201d<\/strong>, che arrivarono a impiegare 1300 operai. Gli anni del miracolo economico scandirono la crisi e disgregazione dell\u2019industria mineraria, del sistema mezzadrile (abbandono dei poderi) e del sistema agro-silvo-pastorale (abbandono di molte imprese della piccola propriet\u00e0 contadina): processi che comportarono lo spostamento di residenza nei capoluoghi comunali, specialmente Abbadia, Castel del Piano e Arcidosso, meglio dotati di servizi, oppure fuori, come nelle zone di Riforma maremmane. Le istituzioni locali, grazie a finanziamenti statali, hanno cercato inutilmente di superare la crisi attraverso il varo di prospettive di sviluppo e<strong> riconversione economica<\/strong> incentrate su artigianato e piccola industria, contemplate nel Piano di Sviluppo Territoriale dei primi anni \u201870. Neppure l\u2019innovazione degli anni \u201960 dello sfruttamento delle <strong>energie rinnovabili<\/strong> geotermiche (centrali di Bagnore e Piancastagnaio), ha prodotto sensibili vantaggi in termini occupazionali e di attivazione di altre iniziative produttive, causando altres\u00ec fenomeni di impatto ambientale (inquinamento da acido solfidrico e instabilit\u00e0 dei suoli).<\/p>\n<p>Le abbondanti acque della montagna danno vita ad <strong>acquedotti<\/strong> (tra cui il grande del Fiora) che dissetano parte della Toscana meridionale e del Viterbese, ma senza produrre occupazione.<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura \u2013 per quanto ridimensionata \u2013 continua a mantenere un suo ruolo economico e di presidio ambientale, specialmente nei settori collinari, e la tradizionale marginalit\u00e0 del settore primario si sta faticosamente riconvertendo alla qualit\u00e0 produttiva e ad un legame pi\u00f9 stretto con il territorio, mediante la scelta di <strong>prodotti di qualit\u00e0<\/strong> (vino, olio, castagne, carne di allevamento e selvaggina, latticini, ecc.) e di prodotti biologici, e la multifunzionalit\u00e0 delle aziende (agriturismo, tutela e valorizzazione del paesaggio, del bosco e dei suoi frutti), anche in collegamento con le altre attivit\u00e0 economiche come l&#8217;<strong>artigianato,\u00a0<\/strong><strong>servizi <\/strong>e<strong> turismo<\/strong>, e con la costituzione di alcune <strong>aree naturali protette<\/strong>: come il Parco Faunistico di Monte Labbro (Arcidosso) nel 1981; le riserve Pigelleto, Monte Labbro, Monte Penna e Bosco della Santissima Trinit\u00e0 (nelle aree montane), Pescinello e Bosco di Rocconi (nelle aree collinari di Roccalbegna e Semproniano), istituite negli anni \u201890, e il Parco Minerario, attuato nel 2000-2001 nel territorio di Abbadia.<\/p>\n<p>(rielaborazione della fonte \u201cpiano paesaggistico Regione Toscana Ambito 19)[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;]<style type=\"text\/css\" data-type=\"the7_shortcodes-inline-css\">.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-4f3ecd0e74a39b4a050d5a392815e41a.enable-bg-rollover .rollover i,\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-4f3ecd0e74a39b4a050d5a392815e41a.enable-bg-rollover .rollover-video i {\n  background: ;\n  background: -webkit-linear-gradient();\n  background: linear-gradient();\n}\n.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-4f3ecd0e74a39b4a050d5a392815e41a .rollover-icon {\n  font-size: 32px;\n  color: #ffffff;\n  min-width: 44px;\n  min-height: 44px;\n  line-height: 44px;\n  border-radius: 100px;\n  border-style: solid;\n  border-width: 0px;\n}\n.dt-icon-bg-on.shortcode-single-image-wrap.shortcode-single-image-4f3ecd0e74a39b4a050d5a392815e41a .rollover-icon {\n  background: rgba(255,255,255,0.3);\n  -webkit-box-shadow: none;\n  box-shadow: none;\n}\n<\/style><div class=\"shortcode-single-image-wrap shortcode-single-image-4f3ecd0e74a39b4a050d5a392815e41a alignnone  enable-bg-rollover dt-icon-bg-off\" style=\"margin-top:0px; 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